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Pubblicato il: 17/03/2017

Ancora non ci conosciamo ma se sei arrivato fin qui, le cose sono due: hai bisogno di un traduttore o un interprete, o avevi semplicemente curiosità. Magari anche una sana combinazione d’entrambe. Perciò, benvenuto!

Quando sono io quella che naviga, oltre ai servizi, mi piace leggere le sezioni “Chi sono” perché mi offrono spunti interessanti per farmi un’idea della persona che ho davanti e per questo, mi piacerebbe fare una sorta di “prefazione” personale, prima di partire con tutta la carrellata d’informazioni, approfondimenti sulle mie specializzazioni, percorsi ed esperienze di cui proverò a parlare in questo blog.

In realtà io nasco come bibliotecaria, professione cui mi dedicai durante i primi otto anni della mia vita lavorativa. La scelta d’intraprendere Scienze dell’Informazione fu il risultato della mia passione per la lettura, i libri, le lingue straniere e tutto ciò che attingesse al mondo dell’informazione e del sapere in generale.

Non fu una scelta sbagliata e non mi sono mai pentita poiché mi conferì degli istrumenti necessari per iniziare un nuovo percorso, quello della traduzione.

Non sono (e non sarò) l’ultima persona che sceglie di dedicare le sue giornate a fare qualcosa di diverso della specialità che aveva scelto inizialmente. Ma ci sono dei valori fondamentali che uno dovrebbe avere in mente quando si chiede cosa vorrebbe “fare da grande” (cosa mi diverte o mi rende felice fare? Ho un qualche talento?) e soprattutto, non dimenticare che la strada è lunga e c’è sempre tempo per fare un cambio radicale di rotta.

Avere la grandissima fortuna di scoprire cosa ti rende felice fare (oltre a permetterti di pagare le bollette), permette a chi soffre questa sorta di rivelazione di focalizzarsi pienamente a raggiungere quest’obiettivo senza essere disturbato di altri fattori.

Sempre in funzione delle proprie possibilità, alcuni iniziano a dedicarsi come passatempo in attesa che arrivi “il momento” per farlo diventare una vera e propria professione.

Sono passati quasi dieci anni da quando sentì questo ‘click’ nella mia mente e vidi chiaramente come volevo vivere le mie giornate. Da quel momento in poi, la strada non è stata costellata sempre di rose e fiori, anzi, spesso è diventata una ripida e scivolosa salita ma non ho perso mai di vista il mio traguardo. Sono fermamente convinta che traduttore lo si diventi. A prescindere del percorso, perché quel che conta è l’esperienza e la qualità (elementi che trovo fondamentali) che fa di un freelance, un traduttore.

Quando ti dedichi a fare qualcosa che ti piace, le ore si volatilizzano, non ti pesa destinare risorse in termini economici e di tempo per formarti e acquisire tutte le competenze per far sì che diventino un complemento di eccellenza ai servizi che offri.

Quando fai qualcosa che ami e ti appassiona, il risultato non può non essere di qualità.

Ogni traduzione, ogni lezione di spagnolo, ogni nuovo incarico che ricevo per me è un progetto unico e m’impegno al massimo per raggiungere gli standard che tutti i miei clienti meritano. Mi piace pensare che le mie traduzioni sono artigianali (vale a dire che non uso mai istrumenti di traduzione automatizzata) e seguono un percorso ben definito che include dallo studio della terminologia o materia fino al confronto frequente con il cliente per dotare ogni traduzione della personalità adeguata passando per la ricerca delle parole giuste… come una sarta delle parole.

Ti va di spiegarmi di cosa hai bisogno?

 
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