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Pubblicato il: 17/03/2017

In questo post affronterò uno degli argomenti che da quando mi sono trasferita a vivere in Veneto, ha attirato di più la mia attenzione e che non disdegno che nel futuro sia argomento di un’eventuale tesi: le analogie tra la lingua catalana e il dialetto veneto.

Dopo quasi sei anni di permanenza a Roma e quando il romano non aveva quasi più segreti per me, decisi di trasferirmi a vivere al nord (in provincia di Treviso) senza aver messo in preventivo che avrei dovuto fare i conti con un dialetto (il veneto) che se parlato stretto stretto, può mettere a dura prova il portare a termine le faccende quotidiane più semplici. In più, l’accento romano che aveva in qualche modo ‘contagiato’ il mio impeccabile italiano, non era di grande aiuto nel inserirmi in una realtà per alcuni versi piuttosto impermeabile e dove molte persone (soprattutto dai 50 anni in su) fanno molta fatica a non parlare in dialetto.

Per una persona come me per la quale i rapporti interpersonali sono alla base di tutto, non potermi esprimere e soprattutto capire ciò che mi veniva detto, era fonte di grandi frustrazioni. Nonostante tutto, man mano passavano i giorni e iniziavo pian piano ad abituarmi al dialetto, cominciarono a saltare fuori alcune parole ed espressioni che mi stupivano sempre di più e mi ritrovavo a chiedere nel mezzo di una conversazione qualsiasi: ma “ho massa pressa” significa in italiano “ho troppa fretta”? oppure “un got de vin” equivarrebbe a “un bicchiere di vino”? … e fu cosi, che mi si aprì un mondo nel quale essere nata nella Catalogna e di conseguenza, parlare dalla nascita spagnolo e catalano, diventò il mio inestimabile alleato.

Da quel momento, iniziai a scrivere in pezzi di tovaglioli e scontrini tutte le frasi che erano foneticamente identiche e che avevano lo stesso significato in veneto e in catalano (e che non avevano niente a che fare nel corrispettivo italiano e spagnolo) e la mia lista oramai occupa quasi mezzo taccuino. Una sera conobbi un insegnante di un Istituto Tecnico Tecnologico appassionato di storia con una cultura immensa e un amore per la Spagna fuori dal comune. Gli parlai della mia scoperta sulle analogie tra il veneto e il catalano e della mia teoria su un flusso migratorio nei secoli tra i due paesi ma dei miei dubbi sul fatto se erano stati i veneti ad approdare nella Catalogna oppure era frutto d’una dominazione spagnola nel territorio veneto? Insomma, cos’era stata prima, l’uovo o la gallina?

Lui sostiene la teoria che durante l’espansione dell’Impero Romano le milizie erano composte soprattutto da veneti molti dei quali, dopo aver approdato nella Penisola Iberica e una volta finita la guerra, decisero di non tornare indietro stabilendosi nella regione della Catalogna e lasciando la loro impronta nella lingua di quella regione. D’altronde, le lingue che si parlano in Spagna sono lingue neolatine (soprattutto castigliano e catalano) e di conseguenza, il veneto non fece così fatica a radicare.
Ad ogni modo, districare i motivi che avrebbero fatto sì che due lingue geograficamente cosi distanti, condividano tanti tratti linguistici, non è un argomento da essere presso con leggerezza ma andrebbe approfondito e documentato a dovere magari quando arriverà il momento giusto.

Per ora, vi lascio alcune delle frasi che più mi hanno colpito (e fatto sorridere) e le sue equivalenze nelle quattro lingue/dialetti:

  • VENETO
  • Fa massa fret
  • Un got de vin
  • Bon dí
  • L’è net
  • Bon Nadal
  • Manega curta
  • A me nevoda
  • Ho massa pressa
  • CATALANO
  • Fa massa fred
  • Un got de vi
  • Bon dia
  • Està net
  • Bon Nadal
  • Màniga curta
  • La meva neboda
  • Tinc massa pressa
  • ITALIANO
  • Fa troppo freddo
  • Un bicchiere di vino
  • Buongiorno
  • E’ pulito
  • Buon Natale
  • Manica corta
  • Mia nipote
  • Ho troppa fretta
  • SPAGNOLO
  • Hace demasiado frío
  • Un vaso de vino
  • Buenos días
  • Está limpio
  • Feliz Navidad
  • Manga corta
  • Mi sobrina (o nieta)
  • Tengo demasiada prisa